01.10.13
IVA: aumento insostenibile e inspiegabile
 
scusate"Noi medici veterinari siamo contro l'IVA sulle cure ai nostri pazienti e contro l'aumento al 22%. Scusate l'IVA". Dall'ANMVI una iniziativa di protesta per le strutture veterinarie. ANMVI a Saccomanni: scaglione da cambiare, sottrarre le cure agli animali dalla continua pressione degli aumenti programmati. L'IVA sulle cure veterinarie è diventata insostenibile e da domani- con l'aumento al 22% sarà anche inspiegabile. Il rincaro coinvolge medici veterinari, pazienti e famiglie con animali da compagnia. Una spirale di aumenti che la crisi non consente più a nessuno di sopportare, nè ai professionisti nè ai cittadini proprietari.

L'ANMVI ha predisposto un manifesto per le strutture veterinarie cheda domani  vorranno affiggerlo, in vetrina o nelle sale d'attesa, per prendere pubblicamente le distanze dal rincaro fiscale, in aperta protesta, affinchè cittadini e clienti siano consapevoli del dissenso della categoria. In forma elettronica potrà anche essere veicolato tramite siti web e social network.

Al Ministro delle Finanze Maurizio Saccomanni, l'ANMVI ha inviato una nota stampa chiedendo di armonizzare le aliquote IVA, spostando le cure veterinarie  allo scaglione dell'IVA agevolata al 10%,  la stessa dei farmaci. Si tratta - riporta la nota- di restituire equità fiscale alla medicina veterinaria e sottrarla alla continua pressione degli aumenti. Slittare le cure veterinarie allo scaglione dell'IVA agevolata, non causerebbe alcun significativo ammanco all'Erario. Al contrario, l'aumento dell'IVA al 22%, deprimerà ancora di più la domanda di prevenzione veterinaria e genererà aumento di spesa pubblica (popolazione animale fuori controllo, obblighi anagrafici disattesi, contabilità alle stelle nei canili sovraffollati).

Gli aumenti programmati dell'aliquota non hanno portato gettito al Fisco. Al contrario, l'aumento dal 20 al 21%, in vigore dal 17 settembre 2011 (Governo Berlusconi-Tremonti), ha causato una perdita di gettito Iva stimata in 704,754 milioni di euro nel 2011.

Si persiste nell'errore di non considerare sanitarie le cure prestate dai medici veterinari, mentre sono esenti o agevolate quelle sull'uomo e quelle rese dalle Asl". L'attribuzione allo scaglione ordinario- tartassato dagli aumenti- è frutto di uno strabismo fra Salute e Finanze che considera la sanità veterinaria come un bene di consumo voluttuario.
A chiedere la riduzione della pressione fiscale non sono solo i medici veterinari, ma anche le famiglie che oggi convivono con circa 19 milioni di pet, fra cani e gatti. Una petizione dell'ANMVI ha superato le 76.000 firme per chiedere meno tasse sulla sanità animale.
 
(da ANMVI OGGI)
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